Mito caverna Platone e realtà virtuale
CULTURA

Realtà virtuale e mito della caverna di Platone: cos’hanno in comune?

Passato e presente si incontrano, o si scontrano? Cosa c’entra l’antico mito della caverna di Platone con il contemporaneo mondo virtuale di oggi? Di analogie se ne possono associare e anche intuire. Il primo, è sicuramente un pezzo di cultura fondamentale della storia occidentale. Rappresenta appieno la dicotomia tra realtà e finzione. 

Cosa c’entra la realtà virtuale con il mito della caverna di Platone?

Semplice: entrambe sono allegorie di una realtà falsata. La caverna è come un bozzolo protettivo, dove i prigionieri sono ignari della vera vita che c’è fuori. Si basano sulle ombre e su ciò che viene loro fatto credere. Oltre che alla difficoltà di potersi adattare e di comprendere ciò che è reale.

In uno sguardo al futuro, dove le persone potrebbero davvero vivere e lavorare nel metaverso o in una realtà virtuale, potrebbe accadere la stessa cosa. Abituarsi ad un mondo preconfezionato ed impacchettato ad hoc (caverna), dove vivere in una realtà alternativa, senza curarsi di ciò che accade all’esterno. Anche se, in questo caso, consapevolmente. Ma fino ad un certo punto.

E se i giovani iniziassero a vivere nella realtà virtuale? Conoscendo solo le regole di quel mondo. E tutti gli “anziani” fuori. Una specie di The Replicant mischiato a Essi vivono. Ma ci si può anche affidare ad un Inception. The Matrix rimane sempre la base per ogni genere di questi argomenti, ovviamente.

Certo, è una visione futuristica. Ma ciò non toglie che, come nella caverna, i ragazzi potrebbero crescere attraverso una realtà del tutto tecnologica ed eterea. Dove l’insegnamento, le regole, il lavoro e i rapporti umani sono paralleli alla società reale e tangibile. E, proprio come il prigioniero che si libera, ed esce dal “bunker” per scoprire la verità e vedere le stelle, farebbe fatica a tornare indietro. Soprattutto a convincere tutti gli altri di ciò che c’è e che accade “fuori”.

La limitazione ad una vita completamente virtuale è sicuramente la parte fisiologica ed organica dell’essere umano. Soddisfare i bisogni primari e vitali, comporterebbe sicuramente uno stacco dal gioco; ma, oltre a non sapere se un domani anche questo aspetto verrà risolto, il tempo dedicato a queste funzioni sarebbe sicuramente breve. Proprio come andare in bagno nella AR o fare uno spuntino.

Così noi, abituati alla perfezione del virtuale e del suo meccanismo, alla sua comodità, potremmo rimanere ‘intrappolati’, in loop, in un sistema artificiale che ci soddisfa più della realtà stessa.

O, viceversa, il rifugio nella realtà virtuale è un qualcosa a cui aneliamo; quasi a scappare da una realtà che non ci piace, difficile e complicata? Ora come svago e per gioco, ma un domani chissà. Potrebbe diventare davvero la quotidianità ‘perfetta’ dove sentirsi bene. Con un avatar personalizzato. Essere chi si vuole e dove e quando si vuole. Non preoccuparsi dell’outfit o della dieta. Il mondo virtuale ci permetterà di essere perfetti. Ma alla fine, a che prezzo?

Attualmente siamo ancora nella “fase di mezzo”, ovvero che sono i mass media le ombre che vediamo. Sono il filtro che ci inculca cosa è vero e cosa no, cosa succede “là fuori”. E sono in grado di manipolare l’opinione pubblica. Pensate ai media come alle persone che portano gli oggetti che vengono proiettati sulla parete della caverna e “noi” i prigionieri che li guardano. Quelle sono le notizie e ciò che ci raccontano, ma loro, là fuori, sanno molto di più e decidono cosa propinarci e farci credere.

Caverna di Platone: breve riassunto e spiegazione del mito

È una delle allegorie più famose e conosciute al mondo, nonché importanti e di base culturale. Il mito della caverna ha molteplici spiegazioni e su più livelli.

Intanto, la situazione è questa: dalla nascita, vivono dei prigionieri incatenati in questa caverna, i quali non possono vedere l’uscita al mondo esterno e sono stati posizionati appositamente di fronte ad un muro.

Alle loro spalle c’è un grande fuoco acceso, il quale fa proiettare le ombre di oggetti e piante poste su un muretto rialzato, proprio sulla parete dove guardano i malcapitati. Essi quindi vedono queste ombre ma non sanno cosa sono e non comprendono l’oggetto in sé.

Da fuori, una persona sa perfettamente cosa accade. Innanzitutto, ha il senso della realtà esterna. Poi, capisce benissimo il quadro della situazione all’interno della caverna e la situazione dei detenuti. Questi, invece, avendo nozione da una vita solo delle ombre proiettate sul muro, pensano che siano reali e hanno conoscenza solo di queste.

E se un detenuto venisse liberato, che potrebbe accadere? Platone lo pone davanti all’uscita della caverna in piedi finalmente e accecato dal bagliore della luce del sole che i suoi occhi non sono mai stati abituati a vedere. Il primo sentimento sarebbe quello del dolore e la difficoltà al passaggio. Successivamente, una volta abituato, vedrebbe gli oggetti che proiettavano le ombre, ma non li riterrebbe più reali delle prime.

Il passaggio dall’oscurità alla luce richiede tempo. Il prigioniero rischia di accecarsi davanti alla luce diretta del sole e alla realtà delle cose. Con il passare del tempo, inizierebbe a poter vedere la realtà circostante e il cielo stellato e, infine, anche il sole stesso.

Una volta che l’ostaggio liberato si è completamente abituato alla realtà esterna, vorrebbe condividerla con i suoi compagni. Ma sorgono dei problemi di varia natura: chi gli crederà? Come fare a convincerli di quello che c’è fuori, della verità? 

Al contrario, il rischio è quello di venire ucciso per non far sì che gli altri debbano lasciare la comfort zone creata ad hoc per loro. Non vogliono soffrire per il passaggio.

Chiavi di lettura

Platone rimane sempre su un piano politico e sociologico nei suoi trattati. Questo testo, il mito della caverna, incluso nella Repubblica, si può interpretare in diverse maniere e su più chiavi di lettura.

Quello più palese è sicuramente il riferimento all’illuminazione. Il risveglio dell’intelletto e la conoscenza che portano alla verità; la liberazione del prigioniero dalla caverna.

Egli si rifà principalmente alla Teoria della Linea e alla metafora del Sole. Quest’ultimo è l’idea suprema di bene e verità. Il concetto delle ombre e degli oggetti che vediamo, è in relazione a ciò che percepiamo o che realmente è. Nella realtà noi percepiamo delle copie dell’oggetto reale.

La metafora si può applicare anche alla quotidianità; ovvero, non voler vedere e capire ciò che è vero. Rimanere intrappolati nella propria illusione, o ‘bolla’, perché è più comodo e ci fa stare tranquilli. La ricerca del vero è sempre difficile e dolorosa.

Foto in copertina di Daniel Frank da Pexels

Federica Felice

Giornalista praticante, con un background da Interior & Garden designer. Amante delle curiosità, creo Loisir Magazine, una rivista di svago, appunto.

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